lunedì 8 gennaio 2018

Dolce cremoso al caffè

Saltimbocca con crudo e salvia

Ricetta giapponese: carne con prugne

Carne piccante al sesamo

Piadina carne

Bistecca alternativa

Filetto piccante

Gnocchetti a pois

Bruschetta al pomodoro

Pasta piselli e pollo

domenica 7 gennaio 2018

Tranci di tonno speziati

Riso Jamaica

Robot Chef dice...

Esistono anche i cibi che ci fanno ringiovanire.

Kiwi 

È l’alimento che contiene più vitamina C. Questa è essenziale per il corretto funzionamento del sistema immunitario e la sintesi del collagene nell’organismo. Il collagene rinforza i vasi sanguigni, la pelle, i muscoli e le ossa. L’uomo non può creare collagene senza la vitamina C

Pomodori

Sono ricchi di un potente antiossidante: il licopene. Secondo numero studi questa sostanza, oltre a contrastare l’azione dei radicali liberi, riduce il rischio di cancro alla prostata nell’uomo. Non solo, sembra avere un’azione anticancro anche per quel che riguarda le cellule mammarie, gastroenteriche, endometriali e cutanee. Il licopene aumenta se il pomodoro viene cotto

Agrumi 

Sono ricchi di vitamina C. Questa vitamina protegge dai danni dell’inquinamento atmosferico, potenzia la reazione immunitaria e, oltre a incidere positivamento sui livelli di colesterolo, la pressione arteriosa e l’arteriosclerosi, è in grado di ridurre i rischi del cancro. È essenziale per la pelle perché contribuisce alla formazione del collagene, ovvero la proteina che costituisce gran parte del tessuto connettivo

Olio extravergine di oliva

Contiene vitamina E, acido oleico e squalene. La vitamina E si trova anche nelle noci e nella soia e in piccole quantità nella carne, nelle uova, nel pollame, nel pesce: è un potente antiossidante, fondamentale nella lotta ai radicali liberi; aumenta la resistenza del soggetto; dal punto di vista cardiovascolare, è un leggero vasodilatatore, svolge attività antitrombotica e rinforza le pareti dei capillari; infine protegge dall’ossidazione diversi ormoni. L’acido oleico ha un’azione idratante, mentre lo squalene ha un’attività emolliente, lenitiva, seborestitutiva e protettiva

Papaia

Contiene la papaina che ha un’azione digestiva. Inoltre è dotata di proprietà antiossidanti e antiradicali liberi, e stimola il sistema immunitario

Uva 

Contiene resveratrolo, un antiaging naturale in grado di proteggere l’organismo dalle malattie legate all’invecchiamento. In particolare agisce contro la cataratta, le patologie cardiovascolari e rinforza le ossa

Vino rosso (in modeste quantità) 

Come l’uva da cui è prodotto, contiene resveratrolo, un’antiaging naturale in grado di proteggere l’organismo dalle malattie legate all’invecchiamento. In particolare agisce contro la cataratta, le patologie cardiovascolari e rinforza le ossa. Alcuni studi sostengono che sia un’alternativa ai farmaci come il Viagra

Tè verde

I benefici del tè verde corrispondono in massima parte ai benefici delle catechine che contiene, in particolare l’Egcg (l’epigallocatechina gallato). La principale attività dell’Egcg è di potenziare le difese e di diminuire il danno cellulare. Numerosi studi sostengono che il tè verde abbia una potente azione anticancro

Pesce azzurro 

Contiene i cosiddetti ‘grassi buoni’, gli omega-3 e gli omega-6. Rappresentano una fonte di energia per l’organismo e svolgono molteplici funzioni, tra cui la sintesi degli eicosanoidi. Queste molecole influenzano numerosi processi fisiologici e la longevità

Uova

Sono ricche si selenio, un minerale che può contribuire a mantenere giovane il cervello

Robot Chef dice...


L’alimentazione dalla A alla Z
Quanto sale bisogna mettere, e lo zucchero? Ecco cosa è necessario sapere per adottare un'alimentazione corretta e sana. Le tipologie di alimenti, le quantità consigliate, i comportamenti da evitare e l'importanza dell'attività fisica

L’Italia oggi pesa di più, crescono i soggetti in sovrappeso e gli obesi, sia bambini sia adulti. Conoscere le regole di un’alimentazione corretta aiuta a dimagrire ma anche a restare in forma. Ecco come comportarsi a tavola, con i consigli dell’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione.

Bisogna dedicare all'ATTIVITÀ FISICA almeno un’ora al giorno, basta anche una camminata a passo svelto. La sedentarietà è un fattore che predispone all'obesità e non solo. Uno stile di vita poco attivo rappresenta un rischio per la cardiopatia coronarica, il diabete e il tumore del colon
Meglio controllare la BILANCIA almeno una volta al mese. Il peso corporeo rappresenta l'espressione del “bilancio energetico” tra entrate e uscite caloriche. Qualora si fosse in sovrappeso o obesi, è necessario iniziare una dieta. Meglio pesarsi sempre nelle stesse condizioni (orario, abbigliamento etc.)
La CIRCONFERENZA DELLA VITA è considerata un indice delle possibili complicanze del sovrappeso. Si misura in posizione eretta, senza trattenere il respiro, nel punto di minore circonferenza del tronco. Se è pari o superiore a 88 cm nella donna e a 102 cm nell’uomo, c'è l'aumento del rischio di numerose malattie
DORMIRE è fondamentale per stare in salute. Basti pensare che per ogni minuto di sonno si consumano 0,9 calorie; stando seduti se ne consuma una, in piedi 1,1; scrivendo al computer 1,3; camminando in piano (4 km/ora) 2,5/3,5; correndo in bicicletta (22 km/ora) 11,1; correre a piedi (12 km/ora) 15,0.
L'ENERGIA degli alimenti si misura in calorie. Un grammo di zucchero sviluppa 3,92 kcal, un grammo di proteina circa 4 kcal e un grammo di lipidi circa 9 kcal. Le calorie giornaliere per un uomo dovrebbero essere circa 2.400 se normopeso, 1800 se in sovrappeso. Per una donna 1.800 se normopeso, 1400 se in sovrappeso
La FIBRA alimentare non ha valore nutritivo o energetico ma è importante per la regolazione di diverse funzioni fisiologiche nell'organismo. Alcuni alimenti sono: legumi; cereali e derivati; prodotti da forno (orzo perlato); verdura e ortaggi; frutta fresca; frutta secca in guscio; frutta essiccata
I GLUCIDI o carboidrati possono essere distinti in semplici (glucosio, fruttosio, saccarosio, maltosio, lattosio) e complessi (amido e fibra alimentare). Dovrebbero costituire il 50-60% delle calorie giornaliere, e meno del 10% dovrebbe essere costituito dagli zuccheri semplici: questi danno una energia immediata, i complessi un senso di sazietà
Servono almeno due litri di acqua (H2O) al giorno. Non è vero che l’acqua vada bevuta al di fuori dei pasti. Se si eccede si allungheranno i tempi della digestione (per diluizione dei succhi gastrici), ma un’adeguata quantità di acqua (non oltre 600-700 ml) favorisce i processi digestivi, perché migliora la consistenza degli alimenti ingeriti
In base all’INDICE DI MASSA CORPOREA si può capire se serve una dieta. Si calcola così: peso (kg) / statura (m) / statura (m). Le categorie: magrezza grave, se l’Imc è inferiore a 16; magrezza moderata 16,0 - 17; sottopeso 17 - 18,5; normopeso 18,5 - 25; sovrappeso 25 - 30; obesità moderata 30 - 40; obesità grave più di 40
I LIPIDI o grassi sono costituiti da trigliceridi. Fornire energia di riserva è la funzione principale dei grassi alimentari (9kcal/g). Una dieta equilibrata di un individuo adulto dovrebbe avere un apporto energetico derivante dai grassi non superiore al 25-30% dell'apporto totale
Ognuno ha il proprio METABOLISMO. Pur introducendo la stessa quantità di energia con la dieta e avendo uno stile di vita simile, una persona può tendere ad ingrassare di più rispetto a un’altra. Chi smaltisce lentamente deve quindi prestare molta più attenzione all’alimentazione e svolgere più attività fisica
Le sostanze NUTRIENTI costituenti degli alimenti provvedono come tali o dopo la digestione al nutrimento dell'organismo. Un nutriente è detto "essenziale" se l'organismo non è in grado di sintetizzarlo e può solo assumerlo con la dieta
L'eccesso di grasso corporeo può essere di vario grado. Il grado più elevato è l'OBESITÀ grave. Seguono l'obesità moderata e il sovrappeso. Il rischio per la salute aumenta con il peso. Il bambino obeso ha molte probabilità di essere obeso anche da adulto. La correzione del peso deve avvenire senza ricorrere a diete drastiche
Le PROTEINE hanno funzione plastica, di costruzione e mantenimento dei tessuti, regolatrice della vita cellulare, energetica. Si trovano negli alimenti di origine animale (carne, pesce, latte e derivati, uova), e vegetale (es.: legumi e cereali). Non più del 10-15% della energia totale assunta con la dieta deve derivare dalle proteine
I grassi si distinguono dalla QUALITÀ. I grassi dei cibi ad elevato tenore di acidi grassi saturi tendono a far innalzare il livello di colesterolo nel sangue. Fra questi alimenti rientrano soprattutto i prodotti lattiero-caseari (formaggi, latte intero, panna, burro), le carni grasse e i loro derivati e certi oli vegetali (olio di palma e di cocco)
È sempre consigliabile evitare di mangiare con RAPIDITÀ, masticando lentamente si favorisce così la sensazione di sazietà e si facilita la digestione
Non è necessaria l’aggiunta di SALE ai cibi, in quanto già il sodio contenuto in natura negli alimenti è sufficiente a coprire le necessità dell’organismo. Perciò è meglio ridurre il sale nelle pietanze e preferire il sale iodato. Mai aggiungere sale nelle pappe dei bambini, almeno per tutto il primo anno di vita
Anche l’occhio vuole la sua parte. Apparecchiare la TAVOLA 
 con cura e attenzione, concedersi il tempo di un pasto, gustando quello che si ha nel piatto, evita di avere fame subito dopo
L’abuso cronico di alcol e l'UBRIACHEZZA possono provocare molti danni a vari sistemi, nonché gravi squilibri nutritivi e seri rischi di malnutrizione. Meglio consumare bevande alcoliche con moderazione, durante i pasti secondo la tradizione italiana. Fra tutto meglio preferire quelle a basso tenore alcolico, come vino e birra
VARIARE spesso le scelte a tavola. La teorica pericolosità di un alimento è ben diversa per chi mangia una o due volte alla settimana un prodotto “contaminato” rispetto a chi ne fa un uso quotidiano. La varietà consente di proteggersi, spezzando la monotonia
Tutti gli ZUCCHERI sono fonti di energia e non tutti hanno la stessa intensità di sapore dolce. Così, in confronto al saccarosio, il fruttosio è circa una volta e mezza più dolce, mentre il lattosio e il glucosio lo sono di meno (0,5 e 0,3 volte rispettivamente). Gli zuccheri sono facilmente assorbiti e utilizzati, sia pure con diversa rapidità.

Robot Chef dice...

Esistono anche i cibi che rendono felici,eccone 10.
Per tirarsi su di morale ci sono tanti rimedi: passeggiare all’aria aperta, uscire con gli amici, fare shopping selvaggio o gustarsi un bel film sprofondati nel divano.
Il Journal of Health Psycology ha recentemente pubblicato uno studio dove sono indicati i cibi in grado di far alzare i livelli di buonumore, di migliorare il nostro senso di benessere e dunque in grado di far ridere le persone grazie al loro consumo.
Al primo posto tra gli alimenti in grado di risollevare il morale c’è il cioccolato fondente. Non più di 20-30 grammi al giorno di cioccolato fanno bene a mente e corpo, linea compresa, contiene infatti la feniletilamina, un alcaloide e un neurotrasmettitore che dona al cervello una sensazione di benessere.
Segue il miele, considerato da sempre un antidepressivo naturale che favorisce concentrazione e riposo.
Il pollo, che stimola la produzione di dopamina, neurotrasmettitore capace di risollevare l’umore regolando la frequenza cardiaca e producendo una sensazione di benessere diffuso.
Gli spinaci, le verdure a foglia verde scuro, i broccoli, sono ottimi antidepressivi naturali. Contengono vitamina B9, nota come acido folico, sostanza in grado di prevenire e alleviare gli stati di ansia lievi e di allontanare il rischio di depressione.
Semi di zucca e di girasole e frutta a guscio, noci, mandorle, nocciole, sono una buona fonte di sostanze benefiche per il buonumore a partire dal loro contenuto di acidi grassi omega 3. Inoltre, sono ricchi di acido folico, importante per prevenire la depressione, e di magnesio, che svolge un ruolo molto importante nel combattere stress, fatica fisica e mentale, insonnia e senso di ansia.
Lenticchie e fagioli, ma anche altri legumi comuni, svolgono un’attività antidepressiva naturale e prevengono le psicosi più diffuse; sono fonti di selenio, che stimola l’attività muscolare e cerebrale, contrastando l’insorgenza di una lieve depressione.
Latte e derivati sono importanti nella lotta contro la depressione. In essi è presente un’elevata quantità di triptofano, un aminoacido in grado di stimolare la produzione dei principali neurotrasmettitori più importanti per l’umore (serotonina, niacina, melatonina).
Le banane sono un cibo energetico ma anche un vero e proprio rimedio naturale anti-stress per via dell’apporto di magnesio che le banane forniscono al nostro organismo.
Il pesce azzurro in genere, così come il salmone e il merluzzo che è una fonte di Omega 3 e 6, hanno effetto antidepressivo, essendo in grado di attutire gli effetti nocivi dello stress quotidiano.
Le alghe marine, in quanto lo iodio in esse contenute andrebbe ad agire sulla tiroide, stabilizzandola e riequilibrandola, quindi evitando gli sbalzi d’umore che sono tipici del suo deficit da funzionamento. Ma troviamo anche la spirulina, un’alga che solitamente viene venduta in polvere come integratore naturale, o come ingrediente molto versatile da utilizzare in cucina. E’ equivalente a un vero e proprio multivitaminico e contiene inoltre sali minerali, antiossidanti e acidi grassi essenziali.
E’ risaputo ormai che il cibo spazzatura, influisce negativamente sull’umore; conviene, dunque, focalizzare la propria attenzione sul consumo di alimenti sani e puliti, gli alimenti che fanno ridere;  via libera  allora all’assunzione di questi ottimi alimenti per migliorare l’umore e affrontare la vita con il sorriso!

Robot Chef dice...

Ecco la rispsota.

Asparagi
Gli asparagi hanno ottime proprietà diuretiche, aiutano a eliminare le tossine e sono uno di quei cibi famosi per essere a calorie negative, ovvero quelli per la cui digestione si consumano più calorie di quelle che apportano.
Mangiati quotidianamente mantengono la pelle idratata e luminosa oltre che il fisico snello. E se trovate il coraggio di cuocerli il mattino dopo una sbronza vi stupiranno, rimettendovi in piedi in poco più di mezzora. Provare per credere.

Sedano
Il sedano è un altro alimento a calorie negative.
Questo significa che le calorie che l’organismo impiega per digerirlo sono maggiori di quelle che vengono introdotte mangiandolo.
È dunque un ottimo spezzafame e l’alimento da mettere nel piatto durante l’aperitivo, nemico pubblico di ogni dieta per antonomasia.

Peperoncino
Se vi piacciono i cibi piccanti, partite già avvantaggiati.
Il peperoncino, in particolare, contiene la capsaicina, una sostanza che stimola la lipolisi, ovvero il metabolismo dei grassi.
E non è finita qui: pare che l’effetto immediato sull’accelerazione del metabolismo non sia l’unico.
Il peperoncino, infatti, sarebbe anche in grado di placare l’appetito. Aggiungetelo dunque a tutti i vostri piatti.

Insalata
Consumare insalata ogni giorno, preferibilmente come inizio di un pasto, ha due vantaggi: il primo è un abbondante apporto di fibre che aiutano a regolarizzare il transito intestinale, mantenendo il ventre piatto; il secondo è un senso di sazietà che aiuta a non abbuffarsi di quello che si mette in tavola a seguire.

Ananas
È uno dei cibi bruciagrassi più noti e più potenti e allo stesso tempo un alleato nella lotta contro gli inestetismi della cellulite.
Favorisce inoltre la digestione e ha un alto potere drenante e depurativo.
Inoltre, è delizioso ed è un ottimo sostituto ai dolci o uno snack ideale.

Menta
La menta è nota più come complemento di piatti e Mojito che come alimento vero e proprio.
Eppure non tutti sanno che ha la grande proprietà di risvegliare il metabolismo, portando il corpo a bruciare di più e soprattutto a sciogliere il grasso nei punti critici, come l’addome.
Un consiglio? Mettetene 10 foglie nel vostro tè (meglio se verde) ogni mattina: l’effetto slim è assicurato.

Salmone
È uno di quei pesci considerati grassi, eppure il suo grasso è ottimo per il nostro organismo.
L'altissimo contenuto di omega 3 lo rende infatti un alleato del nostro cervello e un alimento bruciagrassi da 10 e Lode.

Broccoli
Se l’obiettivo è risvegliare il metabolismo, i broccoli sono l’alleato numero uno.
Se poi consideriamo anche il loro potere antitumorale, beh, non introdurli nella propria dieta sarebbe davvero da sciocchi.
E non è finita qui, questi ortaggi svolgono anche un’importantissima funzione depurativa nell’organismo, favorendo il buon funzionamento dell’intestino e l’eliminazione delle tossine.

Cipolla
Le cipolle non solo potenziano il sistema immunitario, ma sono fondamentali nella lotta contro i chili di troppo grazie all’alto contenuto di fitoestrogeni in grado di favorire la diuresi e l’eliminazione dei liquidi in eccesso che causano la cellulite.
Aiuta, inoltre, a mantenere costanti i livelli di zucchero nel sangue.
Un consiglio da veri chef? Per tagliarle senza piangere tutte le vostre lacrime, tenete in bocca mezzo bicchiere d’acqua senza ingoiarla. È un segreto però, non raccontatelo a nessuno!

Tè verde
La catechina, un principio attivo contenuto nel tè verde, è un antiossidante naturale che mantiene giovani le cellule, e aumenta il metabolismo bruciando calorie.
Bevetene tutti i giorni in gran quantità e sarete più belli e più sani, e non soltanto più magri.


Robot Chef dice...

Esistono cibi che ci fanno perdere peso?Ecco alcune risposte

Bavette alle acciughe

Crumble al formaggio

Filetto di Orata al forno

Patate al forno

Cupcake vaniglia e cioccolato


Cupcake Cioccolato e vaniglia

sabato 6 gennaio 2018

Torta di cioccolato senza forno 

Appunti di Food design

Allora facciamo un riassunto su cos'è il food design.

Food design è un’espressione che da qualche anno si incontra spesso. Si legge sui giornali, si sente pronunciare in televisione, si insegna nelle università, per non parlare del web, dove una ricerca produce milioni di risultati. Abituati a pensare la parola “design” accanto a molte altre non ci stupiamo più di tanto. Se non fosse che a esser rielaborato, progettato, pensato e disegnato questa volta è l’oggetto più antico che l’uomo abbia mai prodotto: il cibo.
Ecco allora spuntare, puntuali, gli immancabili dibattiti fra apocalittici e integrati. I primi indignati dall’idea di rielaborare la cara vecchia cucina, e quindi a profetizzare la perdita dei valori della tradizione e la corruzione del gusto. I secondi a magnificare le ultime possibilità che la tecnologia dischiude: nuovi sapori ma anche nuovi modi di preparare il cibo, di produrlo, di renderlo disponibile. Così, mentre il dibattito prospera, eccoci ad ammirare tazzine da caffè edibili, patatine a forma di ditale da intingere nelle salse, collane di cristalli di zucchero, biscotti a forma di splash, hamburger per non vedenti; per non parlare di oggetti che non si possono mangiare, fatti però con materiali commestibili: dai tavoli di pane alle lampade prodotte con fondi di caffè pressato.
A fianco di tutto ciò, alcuni piatti dei più importanti e stellati cuochi del mondo, che di tanto in tanto, complice un po’ di azoto liquido e sregolatezza, sembrano passare il guado per entrare fra le opere del food design: dal caviale di melone di Ferran Adrià alle “lenti a contatto” di caffè di Carlo Cracco. Opere, sì, perché il food design, almeno in questa fase della sua esistenza, sembra molto vicino all’universo dell’arte, e per varie ragioni. Prima di tutto perché gli oggetti che propone sono spesso presenti solamente in mostre ed esposizioni di arte contemporanea. Al loro interno (pochi) oggetti realmente prodotti in serie e (tanti) concept, idee più o meno balzane come uova a base quadrata (che, alla faccia di Colombo, non necessitano di portauovo) o improbabili carni prodotte in provetta che danno vita a inedite bistecche.
A margine, ma perfettamente integrate con il resto, le performance dei superchef che si esibiscono in show cooking da lasciare a bocca aperta. L’universo di oggetti e pratiche che si configura con il food design non soltanto è estremamente vasto e variegato, ma anche – e non è una questione marginale – di sicuro successo mediatico e commerciale. Come potrebbe fallire l’unione fra il food e il design?
 I foodies, ovvero gli appassionati di cibo, sono un numero sempre crescente. Guardano i tanti format televisivi – dalle competizioni come Masterchef alle trasmissioni social-didattiche come I menu di Benedetta –, leggono i libri dei cuochi, comprano le guide enogastronomiche, vanno a caccia di rubriche nei quotidiani e, soprattutto, postano, postano, postano. È attraverso social network, blog e soci che cresce, moltiplicandosi a dismisura, quella gastromania di cui parla Gianfranco Marrone, che sembra segnare profondamente la contemporaneità. Ognuno può farsi food star, offrire ricette, filmati, idee – riproponendo i piatti della nonna oppure spingendosi verso luoghi culinari inesplorati, convinto dell’autenticità e dell’eccellenza del proprio operato.
A tutto questo il design ha molto da offrire. La possibilità di innovare innanzitutto, creando fecondi cortocircuiti fra l’universo degli oggetti e quello della gastronomia; l’attenzione per la tecnologia, che si traduce non soltanto nel suo utilizzo ma anche nella sua creazione e messa a punto; e infine l’utopistica conciliazione fra estetica e marketing, fra far soldi e fare qualcosa di bello. Ovvio, ci sono contrasti, opinioni diverse, esiti eterogenei, ma un buon progetto ha per principio la possibilità di risolverli. E così, accanto agli esempi di cui si è detto, c’è un altro food design, meno discusso ma altrettanto presente: la progettazione invisibile e collettiva, quella che interviene sulla gastronomia a livello dei processi produttivi, del packaging, delle soluzioni che hanno come denominatore comune il rispetto dell’ambiente. Si toglie il cibo alla creazione spontanea, all’onda di un piacere che riteniamo istintivo, per farne qualcosa di meglio, per farlo diventare cioè un progetto ben riuscito.
Tutto questo succede adesso. In questi ultimi anni, forse mesi, settimane. Il food design è un fenomeno di una contemporaneità assoluta, non ha una storia. Non c’è un momento, seppur convenzionale, cui far riferimento come origine di questo ambito progettuale. Non c’è un prodotto che possa essere considerato come il suo vero capostipite. Anche sul fronte degli studi e delle teorie c’è poco. Se Bruno Munari, in un libro dal significativo titolo Good design, non avesse parlato del progetto implicito in una comune arancia, chiarendo con un disegno le soluzioni tecniche che Dio o chi per lui aveva adottato “progettando” l’agrume, non avremmo neanche un padre putativo di questa disciplina.
Per quanto nel passato tavolette di cioccolata, tartufi gelato, nastri di liquirizia e coni gelato siano stati progettati e brevettati, soltanto in tempi recentissimi è maturata l’idea che il food design sia un ambito specifico della progettazione al quale è possibile associare un insieme di metodologie. Perché ciò succedesse, è stato necessario che si creasse una combinazione di fattori, che vanno dalle già evocate innovazioni tecnologiche a un’inedita attenzione per l’universo del cibo, il tutto coadiuvato dall’importanza e dalla pervasività di flussi di comunicazione mai visti prima.
Se del food design non si può fare una storia, almeno si potrebbe tentarne una geografia. Tracciare forma, dimensione e posizione dei diversi continenti che popolano questo pianeta, stabilire chi e come oggi si occupi di food design, in che modo interpreti tale ruolo, quale futuro riconosca. Sfortunatamente anche questo approccio offre scarse prospettive. È ancora la contemporaneità del fenomeno, il suo esser prodotto culturale emergente, a rendere difficile orientarsi. Non soltanto gli esempi di food design sono un insieme eterogeneo, a cavallo fra l’arte e la scienza, la realtà e la fantasia, l’utile e il divertente, il possibile e il provocatorio, ma anche i modi di presentarlo cambiano, spesso più per seguire la voglia di trovare un’etichetta che faccia presa sulla gente che per reale convinzione.
 Così, mentre si legge di progetti di eating design, di food experience o di Atti Alimentari (con la A maiuscola, così l’effetto brand è assicurato), per inspiegabili ragioni si scopre che una serie di cose non vengono (o non vengono più) considerate food design. I piatti di uno chef come Massimo Bottura o del già citato Adrià sono food design? E se sì, tutti o solo alcuni? Il progetto del packaging che contiene un alimento lo è? Un frullatore ultratecnologico? E ancora: quando un prodotto non alimentare si può considerare food design? Perché una collana fatta con le patatine fritte (per nulla commestibile) è food design mentre un video che racconta di una pietanza non dovrebbe esserlo? E ancora, perché la cialda di un cono gelato può essere considerata un esempio di food design ma non un cannolo siciliano?
Il food design è insomma un insieme eterogeneo di cose e problemi che sta a cavallo fra ambiti della conoscenza diversi e, spesso, distanti fra loro. L’unico modo per conoscerlo è comportarsi come primi esploratori: raccogliere un numero adeguato di congetture, scegliere una direzione e far vela verso di essa. È questo lo spirito che ha guidato la stesura del blog che avete per le mani: esso non è una carta geografica, né un navigatore satellitare, non darà al lettore visioni inutilmente dettagliate o direzioni da seguire meccanicamente; proprio come una bussola gli offrirà semmai punti cardinali a partire dai quali guardarsi intorno. Non soltanto per delineare le caratteristiche di un fenomeno culturale come il food design, per riconoscerlo e criticarlo, ma anche per trovare un insieme di strumenti con i quali affrontare in maniera efficace la fase di ideazione di un nuovo prodotto alimentare.
Diciamolo subito: la tesi di fondo del blog – relativamente provocatoria – è che il food design non esiste. Non ancora almeno, e non in forma compiuta. Se ne sente l’opportunità, perfino l’urgenza, ma perché si concretizzi in una disciplina degna di questo nome è fondamentale che si comprenda fino in fondo la complessità di un fenomeno come il cibo, i cui confini vanno molto oltre quelli che siamo abituati ad attribuirgli. La sua pervasività è tale che finiamo per non vederla più, per intenderla come normalità, necessità, quando invece è chiaro che la necessità non è che una parte infinitesima dell’universo gastronomico.
Ed ecco allora il paradosso che ha consentito al blog di esistere: il cibo, che sia “di design” o meno, gli oggetti con cui viene preparato, i modi con cui se ne parla, ne sanno più di noi. Sono i sistemi culturali, per quanto spontanei, insospettabili, a volte un po’ folli (anzi, spesso proprio per questo) a dirci che senso attribuire al “progetto” in ambito culinario. Perché – ed è questo il secondo assunto che il libro fa proprio – nel cibo una dimensione progettuale, anche se inconsapevole, è sempre esistita. Lo testimonia l’efficacia di alcune soluzioni, siano esse quelle di un cannolo siciliano o di una padella wok.
Il percorso che seguiremo nella nostra esplorazione parte da qui, dal far chiarezza sulle molteplici dimensioni di cui il cibo partecipa, rintracciando una prospettiva coerente con le istanze estetiche, culturali e sociali che il food design solleva. Nei vari post sul food design sul "Progettare il gusto", dopo aver esaminato le diverse espressioni del food design ricostruendo l’immaginario che presuppongono, ne abbiamo ricavato varie definizioni. Si tratta di un tema concettualmente più denso, che, con diversi esempi, esplicita gli aspetti teorici di questo argomento. 
Progettare il cibo, progettazione riguarda anche la materia alimentare. Non solamente quando il cibo è prodotto industrialmente, ma anche quando è realizzato dai grandi chef il cui obiettivo è rendere inconfondibile il proprio stile. Da qui il vino, indispensabile complemento che condivide con il cibo la possibilità di diventare espressione di una precisa strategia.
Spostandoci a monte del piatto cucinato, mostreremo come il design del cibo cominci prima della sua realizzazione, quando vengono messi a punto gli strumenti con i quali si agirà sulla materia alimentare. Si tratterà di vedere come l’estetica culinaria si leghi alla tecnologia e come l’una e l’altra possano essere il prodotto di un unico progetto. Nel quarto capitolo, Progettare la tradizione, parleremo di un dolce, il cannolo siciliano, mostrando come le scelte che sono state compiute nel dargli forma abbiano contribuito a costruirne il mito.
Progettare il ristorante, prendiamo spunto da un preciso caso studio relativo allo chef Michel Bras, parla di una filosofia gastronomica che possa essere declinata in un’ampia varietà di artefatti che vanno dalle singole pietanze al ristorante in cui vengono servite, passando per ciò che comunemente viene definito comunicazione. Progettare il cuoco riguarda i più grandi chef del mondo che operano per costruire la propria identità di veri e propri brand. In particolare soffermiamoci a pensare sull’uso che fanno dell’audiovisivo per raccontare la propria storia, costruendo il proprio consumatore ideale.
Il blog può essere letto a  piccoli bocconi (che il lettore goloso potrà decidere di assaggiare quando preferisce, uno alla volta) o a livello di una grande abbuffata soddisfacente, tutti insieme in un solo fiato :-)  <3